Misery di Stephen King

L’altro giorno, per il primo post sui 30 giorni di libri, vi ho parlato, a spizzichi e bocconi, di Misery. Visto che questo romanzo mi è piaciuto proprio tanto (si era capito? :-)) ho pensato di riproporre la mia recensione di suddetto romanzo (originariamente pubblicata su Bookshelf il 12 febbraio dello scorso anno).

MiseryTitolo: Misery
Autore: Stephen King
Titolo Originale: Misery
Traduzione: Tullio Dobner
Editore: Sperling & Kupfer
Collana: Super Best Seller
Pagine: 383
Prezzo: 9,90 €
Formato: brossura
Anno 1ª edizione originale: 1987
Anno 1ª edizione italiana: 1988
Genere: Thriller
Codice ISBN: 978-88-6061-589-3

Trama: Paul Sheldon, un celebre scrittore, viene sequestrato in una casa isolata del Colorado da una sua fanatica ammiratrice. Affetta da gravi turbe psichiche, la donna non gli perdona di avere «eliminato» Misery, il suo personaggio preferito, e gli impone, tra terribili sevizie, di «resuscitarla» in un nuovo romanzo. Paul non ha scelta, pur rendendosi conto che in certi casi la salvezza può essere peggio della morte… Un capolavoro dell’horror, un incubo raccapricciante che solo Stephen King poteva concepire.
(dalla quarta di copertina)

Giudizio personale: La mia relazione con Stephen King è iniziata da relativamente poco tempo, o meglio, è di quelle relazioni che iniziano lentamente, prendendosi da lontano, un passetto alla volta. Ma passo dopo passo diventa intensa e senza fine.
Lessi il mio primo King da adolescente, era Il miglio verde e me ne innamorai subito. Ancora oggi è uno dei miei romanzi preferiti. Qualche anno fa è stata la volta di The Dome che, nonostante un finale non proprio brillantissimo, mi piacque molto. Ma le sue opere migliori mi mancavano ancora, benché popolassero le librerie di casa già da diverso tempo. Il problema, in parte, è che io sono un po’ fifona, adoro i gialli e i thriller (e questo si era capito) ma quando il genere tende all’horror mi tiro indietro perché lo so che poi non ci dormo. Morale della favola: ho rimandato la lettura di questo libro per anni, finché non mi sono fatta coraggio e l’ho iniziato…e ovviamente l’ho trovato strepitoso!
La trama ha tutti gli ingredienti per il thriller perfetto: uno scrittore famoso, Paul Sheldon, è vittima di un terribile incidente stradale. In fin di vita, viene “soccorso” dall’infermiera Annie Wilkes che però, dopo averlo salvato, lo segrega letteralmente in casa sua. Annie è un’ammiratrice di Sheldon e dei suoi romanzi, e non accetta che la sua amatissima Misery, protagonista di suddetti romanzi, sia morta. Costringe quindi Paul, tra sevizie e torture, a scrivere un nuovo libro con il quale resuscitarla. Ed è qui che esce il genio di King, perché lui riesce a conciliare meravigliosamente il terrore e la tensione della clausura forzata, con l’aspettativa curiosa e ansiosa per questa nuova opera di Sheldon.
Il lettore assiste quindi alla nascita di questo nuovo romanzo: come Paul trova l’ispirazione, quali sono i meccanismi che lo portano a determinate scelte narrative, l’intensa e travolgente passione con cui vive la scrittura nonostante il contesto traumatico. Egli infatti è diviso tra due forze potentissime: da una parte ci sono Annie e la sua pazzia, dalla quale vorrebbe scappare il più lontano possibile ponendo così fine al supplizio quotidiano. Dall’altra c’è l’egocentrismo dello scrittore che lo travolge con la stessa intensità di Annie e lo porta ad amare questa sua nuova creatura e a volerne vedere la conclusione. Così c’è il Paul che cerca possibili vie di fuga e di sopravvivenza, e il Paul della macchina da scrivere e del manoscritto al quale ormai non può, e non vuole, più rinunciare.
In tutto questo i personaggi sono descritti molto accuratamente, come del resto è tipico del “Re”: tratteggiati e definiti alla perfezione, pare quasi di conoscerli. Annie non è soltanto un’ex infermiera pazza: è una donna maniacale nelle sue ossessioni, volubile nelle emozioni e meticolosa nell’assicurarsi che le cose vadano come vuole lei. È forte, violenta e irascibile con tendenze alla depressione, ma non è una stupida, tutt’altro. C’è persino una parte di lei che affascina Paul: la sua passione per la lettura, infatti, non è fine a se stessa. Lei non è, come può sembrare in principio, una semplice ammiratrice fanatica. Lei è preparata e con uno spirito critico ben sviluppato. Ed è più acuta di quanto sembri, quindi puoi provare a fregarla, ma non ci riuscirai. Questo suo lato, del tutto inaspettato, in un certo senso attrae Sheldon e gli offre nuovi stimoli per la stesura del romanzo. Anche il personaggio di Paul è molto articolato. In lui si alternano varie fasi: il terrore puro, la speranza (poca in verità), la creatività e la rinnovata passione per un personaggio prima detestato, infine la rassegnazione. Lui è quello che trova il coraggio di tentare l’evasione, ma è anche quello spaventato a tal punto da non riuscire a gridare quando potrebbe avere qualche possibilità. È quello che odia profondamente Annie e sogna di riuscire ad ucciderla ed è, contemporaneamente, quello che prova anche compassione per lei. Questo è il bello dei personaggi di King, la loro concretezza, le loro mille sfaccettature che li rendono tangibili.
L’intreccio è perfetto. Si parte piano, quasi dolcemente, con il risveglio del protagonista dal suo stato semicomatoso. Il dolore intenso delle sue ferite è attenuato dalle pillole che gli vengono somministrate, e questo andare e venire delle sue sofferenze è descritto grazie a un paragone azzeccatissimo: quello della marea che sale e scende. Grazie a questa metafora, il lettore è letteralmente preso dal romanzo, travolto da questa marea che va e viene, e insieme a lei arriva la paura. Man mano che la trama si evolve, infatti, la paura cresce, cresce la tensione e cresce l’ansia (io mi sono ritrovata in più occasioni tesa come una corda di violino). E più si procede nella lettura, più questa tensione aumenta vertiginosamente e sei talmente preso dalla romanzo che anche se sai quello che sta per accadere e vorresti smettere di leggere per evitare le scene forti (ce ne sono un paio da togliere il fiato) non puoi staccarti da quelle pagine. È letteralmente impossibile. È un vortice di emozioni del quale non puoi fare a meno, anche se sei una paurosa come me. E vale davvero la pena arrivare all’epilogo (la penultima pagina mi ha lasciata senza parole).
Questo non è un thriller. Questo è IL thriller!
Voto: 10

 Quando ci lascia una persona speciale, una persona specialmente cara a tutti noi, troviamo difficile accettarlo, così può accadere che immaginiamo che non ci abbia veramente lasciati.

Colonna sonora: Waltz di Craig Armstrong
Consigliato: agli amanti del genere e ovviamente a chi non è facilmente impressionabile (alcuni passaggi possono essere un po’ forti)

Stay Bookish!

librigif

30 GIORNI DI LIBRI: giorno 1

30 giorni di libri

Eccomi quindi pronta a partire con il primo giorno di questi 30 giorni di libri (lo so già, saranno sicuramente più di 30 alla fine). Qui potete trovare tutte le info.
Giorno 1/Versione 1: Best book you read last year

Il 2014, ahimè, è stato un anno davvero misero. Complice il poco tempo e molteplici altre variabili, ho letto Miserydavvero poco. Eppure, nonostante la scelta sia fra pochi libri, sono molto molto indecisa. Sì perché ci sono almeno due romanzi che meriterebbero di stare qui. Sto parlando dell’ultimo capitolo della saga di Harry Potter (lacrime a fiumi) e di Misery di Stephen King. Alla fine però, ho scelto proprio quest’ultimo perché, per quanto io adori la Rowling e il suo maghetto, il Re non si batte. Misery è il thriller perfetto. È letteralmente un capolavoro: intenso, spaventoso, psicologicamente devastante. Bellissimo. Se non lo avete ancora letto, correte immediatamente ai ripari e leggetelo. Non ve ne pentirete🙂

Giorno 1/Versione 2: Il tuo libro preferito

Scelta difficilissima. Ci sono almeno 5 o 6 libri che considero i miei preferiti e sceglierne uno solo mi pare un po’ un’ingiustizia.🙂 Ma ci provo.

Orgoglio e pregiudizioHo scelto Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen perché è stato per me una rivelazione. Lo inizia aspettandomi un romanzetto strappalacrime e sdolcinato già sicura che lo avrei detestato. Invece ho amato alla follia ogni pagina, ogni dialogo, ogni descrizione dell’Inghilterra ottocentesca. Ho adorato Lizzie e il suo essere donna forte e determinata in un’epoca in cui le donne erano considerate solo carne da matrimonio e incubatrici. Ho amato Darcy dal primo momento in cui appare, entrando in quel salone affollato. Ho amato ancor di più la pungente ironia austeniana. Insomma, mi è piaciuto. Tanto.

librigif

30 giorni di libri

30 giorni di libri

Questo giochino, se così si può chiamare, gira sul web da almeno un paio d’anni, forse di più. Per diverso tempo ho pensato di partecipare anch’io, ma la mia ormai proverbiale tendenza alla procrastinazione mi ha portata a rimandare almeno una decina di volte. Poi, l’anno scorso, l’ho visto riproposto da Valentina sul suo magnifico blog e così alla fine mi sono decisa anch’io e ho cominciato a raccontare i miei 30 giorni di libri sul vecchio blog. Ora mi sembra carino riproporlo anche qui. Innanzi tutto  perché su Bookshelf non l’avevo finito (strano eh?), ma soprattutto perché credo sia un modo carino per farmi conoscere meglio ai nuovi arrivati in questo mio nuovo angolino.

Copiando pari pari da Peek a Book ho optato anch’io per le due versioni in simultanea.

Ecco le liste:

Versione 1:
Day 01 – Best book you read last year
Day 02 – A book that you’ve read more than 3 times
Day 03 – Your favourite series
Day 04 – Favourite book of your favourite series
Day 05 – A book that makes you happy
Day 06 – A book that makes you sad
Day 07 – Most underrated book
Day 08 – Most overrated book
Day 09 – A book you thought you wouldn’t like but ended up loving
Day 10 – Favourite classic book
Day 11 – A book you hated
Day 12 – A book you used to love but don’t anymore
Day 13 – Your favourite writer
Day 14 – Favourite book of your favourite writer
Day 15 – Favourite male character
Day 16 – Favourite female character
Day 17 – Favourite quote from your favourite book
Day 18 – A book that disappointed you
Day 19 – Favourite book turned into a movie
Day 20 – Favourite romance book
Day 21 – Favourite book from your childhood
Day 22 – Favourite book you own
Day 23 – A book you wanted to read for a long time but still haven’t
Day 24 – A book that you wish more people would’ve read
Day 25 – A character who you can relate to the most
Day 26 – A book that changed your opinion about something
Day 27 – The most surprising plot twist or ending
Day 28 – Favourite title
Day 29 – A book everyone hated but you liked
Day 30 – Your favourite book of all time

Versione 2:
1) Il tuo libro preferito.
2) La tua citazione preferita.
3) Il tuo personaggio preferito di un libro che hai letto.
4) Il libro più brutto che tu abbia mai letto.
5) Il libro più lungo che tu abbia mai letto.
6) Il libro più corto che tu abbia mai letto.
7) Il libro che ti descrive.
8) Un libro che consiglieresti.
9) Un libro che ti ha fatto crescere.
10) Un libro del tuo autore preferito.
11) Il libro che in questo momento hai sulla scrivania.
12) Un libro che prima amavi e che ora odi.
13) Un libro che non ti stancherai mai di rileggere.
14) Il libro che stai leggendo in questo periodo.
15) Apri il primo libro che ti capita tra le mani ad una pagina a caso e inserisci la foto e la prima frase che ti salta agli occhi.
16) La tua copertina preferita.
17) Il personaggio con cui ti vorresti scambiare di posto per un giorno.
18) Il primo libro che hai letto.
19) Un libro il cui film ti ha deluso.
20) Un libro dove hai ritrovato un personaggio che ti rappresentasse.
21) Un libro che ti ha consigliato una persona importante per te.
22) Un libro che hai letto da piccola.
23) Un libro che credevi fosse come la gente ne parlava e invece sei rimasta o delusa o colpita.
24) Il libro che ti fa fuggire dal mondo.
25) Un libro che hai scoperto da poco.
26) Un libro che conosci da sempre.
27) Un libro che vorresti aver scritto.
28) Un libro che farai leggere ai tuoi figli.
29) Un libro che devi ancora leggere.
30) Un libro che ti ha commosso.

Man mano che proseguirò nel gioco inserirò i vari link.

librigif

Women Challenge 2015

Anno nuove, sfide nuove!

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Non so se ve l’ho mai detto, ma io adoro le sfide letterarie. Da quando le ho scoperte su aNobii, qualche anno  fa, ne vado letteralmente pazza. Solo che, pasticciona come sono, ho cominciato ad iscrivermi ad un numero di sfide impressionante, tipo accumulatrice seriale. Risultato? In tre anni non ne ho terminata nessuna. Non mi smentisco mai…

Quest’anno ho deciso di fare le cose per bene, complice il ritorno al blog. Quindi ne sceglierò davvero poche, quelle che riterrò più interessanti e stimolanti. Anche perché, almeno per quanto mi riguarda, lo scopo primario di questi challenges è quello di farmi scoprire nuovi autori, fare ampliare i miei orizzonti letterari.

In questa ottica la prima sfida che ho scelto è la Women Challenge, ideata da Valentina del favoloso blog Peek a Book (blog che vi consiglio vivamente di frequentare) e ormai giunta alla terza edizione.
L’anno scorso ho fallito miseramente (ahaha sai che novità) e oggi la scelgo nuovamente perché mi sono accorta che tra i miei libri letti quelli scritti dai signori maschietti sono nettamente superiori a quelli scritti dalle signore. Non so perché, onestamente non credo ci sia una spiegazione vera e propria, ma vorrei cercare di porre rimedio a questa discriminazione letteraria😉

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Le regole sono molto semplici:
– Può partecipare chiunque
– Non è necessario avere un blog per partecipare. Se non avete un blog potete lasciare un commento al link di Peek a Book (se vi va potete lasciare un commento anche qui)
– Per chi ha un blog: create un post con la vostra iscrizione alla sfida e postate il relativo link nello spazio apposito su Peek a Book
– Sono ammessi audiolibri, e-book, favolosissimi libri cartacei e riletture
– La sfida parte il 1 gennaio 2014 e terminerà il 31 dicembre 2015.

Ci sono quattro livelli di difficoltà tra cui scegliere:
BABY GIRL – leggi 5 libri scritti da un’autrice donna
GIRLS POWER – leggi da 6 a 15 libri scritti da un’autrice donna
SUPER GIRL – leggi da 16 a 20 libri scritti da un’autrice donna
WONDER WOMAN – leggi più di 20 libri scritti da un’autrice donna

Io ho scelto il livello 2, che per iniziare mi sembra possa andare bene.

A questo link trovate tutte le info!

Buona sfida a tutti!

librigif

Cecità

cecitàTitolo: Cecità
Autore: José Saramago
Titolo originale: Ensaio sobre a cegueira
Traduzione: Rita Desti
Editore: Feltrinelli
Collana: Universale Economica Feltrinelli
Pagine: 276
Prezzo: 9,50 €
Formato: brossura
Anno 1ª edizione originale: 1995
Genere: narrativa portoghese
Codice ISBN: 978-88-07-72182-3

Trama: In un tempo e un luogo non precisati, all’improvviso l’intera popolazione perde la vista per un’inspiegabile epidemia. Chi viene colpito dal male è come avvolto in una nube lattiginosa. Le reazioni psicologiche sono devastanti, l’esplosione di terrore e di gratuita violenza inarrestabile, gli effetti della patologia sulla convivenza sociale drammatici. La cecità cancella ogni pietà e fa precipitare nella barbarie, scatenando un brutale istinto di sopravvivenza. Nella forma di un racconto fantastico, Saramago disegna con maestria, essenzialità e nettezza la grande metafora di un’umanità bestiale e feroce, incapace di vedere e distinguere le cose razionalmente, artefice di abbrutimento, crudeltà, degradazione. Ne risulta un avvincente romanzo di valenza universale sull’indifferenza e l’egoismo, il potere e la sopraffazione, la guerra di tutti contro tutti, una dura denuncia del buio della ragione, con uno spiraglio di luce e di salvezza che non ne annulla il pessimismo di fondo.
(dalla quarta di copertina)

Giudizio personale: Mi sento di poter dire, con una certezza quasi granitica, che Cecità sia in assoluto uno dei migliori libri che abbia mai letto. Ti entra dentro, con una forza spaventosa. Per anni ne avevo sentito tessere le lodi più o meno ovunque, da conoscenti e colleghi di libreria, e nonostante questo continuavo a rinviarne la lettura, quasi per paura che questa crescente aspettativa potesse alla fine tramutarsi in delusione… e invece…
Invece ho amato questo romanzo fin dalla prima riga, anche se ammetto di aver avuto qualche piccola difficoltà iniziale con l’utilizzo, un po’ folle, della punteggiatura di Saramago. Bisogna prendere le misure diciamo, ma una volta superato l’impatto con le prime pagine la storia scorre veloce e si è letteralmente catturati da una trama avvincente, geniale e a dir poco devastante. Tutto comincia all’interno di una macchina qualunque, su una strada qualunque, in una città qualunque. Il possessore di suddetta auto, in attesa che il semaforo dia il via libera agli automobilisti incolonnati, all’improvviso perde la vista. Così, da un momento all’altro tutto attorno a lui si fa nebbia: niente sintomi, nessuna malattia pregressa. Semplicemente diventa cieco. Da qui all’epidemia è un attimo. Le persone che hanno interagito con lui sono le prime: il passante che lo ha aiutato, il medico che ha provato a curarlo, la moglie, uno dopo l’altro “cadono” come pedine di un terribile domino pandemico. Davanti ad una situazione di questa portata si potrebbe reagire in tanti modi, ma l’irrazionalità e la paura dell’ignoto hanno il sopravvento. Prima ghettizzati, poi abbandonati a loro stessi, i contaminati avranno a che fare con i peggiori istinti umani che, in questa condizione emergono più forti che mai rimarcando, ancora una volta, quanto possano essere bestiali gli esseri umani.
Sono tante le cose che ho amato di Cecità, prima fra tutti la scelta dell’autore di non utilizzare mai nomi propri. I personaggi non hanno nomi, sono semplicemente “il medico”, “la moglie del medico”, “la ragazza con gli occhiali” e così via. Da un lato sembra quasi volerli spersonalizzare, renderli tutti uguali, dall’altra invece è proprio la mancanza del nome a renderli unici, riconoscibili per quello che fanno o dicono, per quello che sono veramente. Anche la città non ha nome, come a volerci dire che potrebbe capitare ovunque, a chiunque. La cosa che però mi ha colpito maggiormente è stata la descrizione degli eventi, perché più leggevo quelle pagine più mi convincevo che, se mai dovesse succedere una cosa simile nella realtà (parliamo per assurdo ovviamente) la reazione delle persone sarebbe esattamente la stessa. Il dramma che ha colpito l’intera città, l’intero stato, ha tirato fuori dalle persone il peggio del peggio. Un istinto di sopravvivenza atavico e atroce, un crudele senso di prevaricazione che nelle difficoltà, in alcuni uomini, si acuisce fino a diventare incontrollabile e barbaro. La descrizione delle cattiverie e dei soprusi perpetrati è così realistica che non puoi fare a meno di pensare che noi, l’umanità, siamo così davvero. Egoisti e prepotenti, anche e soprattutto nei momenti in cui dovremmo tirare fuori il meglio da noi stessi.
Poi c’è la paura: la paura dell’ignoto, del diverso. Non avendo questa epidemia precedenti né spiegazioni cliniche plausibili, chi ancora non ne è affetto non sa come reagire. E, come accade anche nella realtà dei giorni nostri, quello che non si conosce ci spaventa e la reazione il più della volte è: “mandiamoli via”, “rinchiudiamoli il più lontano possibile da noi”.
Cecità è, come avrete capito, un romanzo con una visione piuttosto pessimistica della società. Una società in cui il bene del singolo prevale quasi sempre sul bene della collettività. Se ci pensiamo bene, non è poi così lontana la realtà. Certo, in queste pagine è tutto amplificato, portato all’esasperazione, ma nel nostro piccolo quotidiano quante volte abbiamo assistito a prepotenze più o meno grandi, il più delle volte mentre tutti stanno a guardare senza batter ciglio? Saramago fa, con questo romanzo, una critica forte e feroce all’umanità, sempre meno umana e sempre più bestiale, ma ci lascia anche una goccia di speranza. Un piccolo fiore che nasce dai detriti di un mondo in pezzi.

Citazione: “Chiunque tu sia hai ragione, c’è sempre stato chi si è riempito la pancia con la mancanza di vergogna, ma noi, cui non resta più niente se non quest’ultima e immeritata dignità, dimostriamoci almeno capaci di lottare per quanto ci appartiene di diritto.”

Colonna sonora: Burning di Ludovico Einaudi
Consigliato a: tutti
Istruzioni per l’uso: prendetevi tempo, assaporate questo meraviglioso romanzo e non perdete la speranza

Buona lettura!

librigif

P.S. I love You

P.s. I love youTitolo: P.S. I love you
Autrice: Cecilia Ahern
Titolo originale: P.S. I love you
Traduzione: Olivia Crosio
Editore: Bur Rizzoli
Collana: Narrativa
Pagine: 411
Prezzo: 9,50 €
Formato: brossura
Anno 1ª edizione originale: 2004
Anno 1ª edizione italiana: 2004 (Sonzogno)
Genere: romanzi rosa, chick lit
Codice ISBN: 978-88-17-02795-3

Trama: Holly e Gerry sono una di quelle coppie giovani e belle che vivono in simbiosi. Quando, all’improvviso, Gerry muore, Holly è devastata: vedova a soli ventinove anni, ha l’impressione che la sua vita non abbia più senso. È anche arrabbiata, si sente tradita, lui – suo marito, amante, miglior amico, la sua roccia – aveva promesso di non lasciarla mai, come può farcela da sola, ora? Ma Gerry non ha dimenticato, e trova il modo di farle avere una lettera ogni mese, con un messaggio per ritrovare la voglia di vivere e, soprattutto, con un dolcissimo P.S. I love you che spinge Holly, fra un pianto e un sorriso, ad aprirsi al domani. Perché la vita è fatta per essere vissuta, sempre.
(dalla quarta di copertina)

Giudizio personale: Sono partita nella lettura di questo romanzo con grandi aspettative: un po’ perché della Ahern avevo già letto Un posto chiamato qui trovandolo molto carino, un po’ perché ne avevo letto recensione entusiastiche praticamente ovunque. E ovviamente arrivo io a fare la bastian contraria. Ma procediamo con ordine…
La protagonista di questo libro è Holly, trentenne irlandese sposata con Gerry. I due formano una coppia perfetta, non perché manchino litigi o dissapori, ma per la loro meravigliosa alchimia. Un incastro di caratteri e personalità perfetto appunto. A squarciare la loro armonia però arriva l’indicibile: una terribile malattia che in breve tempo si porta via Gerry. Un dolore così forte e in un certo senso improvviso è difficile da gestire. Per Holly è l’inizio del periodo più cupo della sua vita; una sofferenza che sembra senza fine. Ma per lei Gerry ha ancora in serbo una sorpresa: prima di morire, infatti, scrive dieci lettere. Lettere che Holly dovrà aprire attenendosi scrupolosamente a due sole regole: la prima è che ad ogni lettera corrisponde un mese. Non potrà quindi aprirle a suo piacimento, ma solo ed esclusivamente nel mese a loro assegnato. La seconda è che aprendo quelle lettere Holly si impegna a fare tutto quanto vi troverà scritto, senza possibilità di tirarsi indietro, perché è Gerry che glielo sta chiedendo. Inizia così il lento ritorno alla normalità della protagonista.
Come potete notare gli ingredienti per un romanzo coinvolgente e strappalacrime ci sono proprio tutti; peraltro l’idea di queste lettere postume l’ho trovata davvero bellissima. Allora perché non sono convinta?
Credo dipenda fondamentalmente dalla protagonista, che è in tutto e per tutto distante anni luce da me. Holly è sostanzialmente priva di personalità a mio avviso. E mi riferisco al fatto che lei senza Gerry si sente vuota, ma non solo perché ha perso l’uomo della sua vita (e già questo basterebbe ad abbattere chiunque) ma perché la sua esistenza non riesce ad essere indipendente dall’uomo che ha accanto. E questo avviene ben prima del matrimonio e della poi di lui dipartita. È lei stessa ad affermare in più di un’occasione che i suoi amici sono quelli di Gerry, i suoi interessi sono quelli di Gerry, le sue passioni sono le stesse di Gerry. Cioè stiamo parlando di una donna nel fiore degli anni che non riesce a concepire la sua vita prescindendo dal marito. Tutto quello che lei fa, lo fa in funzione di… E questo per me è fuori da ogni umana comprensione. È vero che loro hanno questa sintonia bellissima e che li rende una coppia inossidabile, però questo non può essere una scusante per annullarsi completamente come persona al di fuori della coppia. Tanto è vero che con la morte di Gerry, Holly non soltanto perde il compagno di una vita, lei perde tutto quanto. Lei si ritrova a non avere più stimoli a fare niente perché al dolore della perdita somma la consapevolezza di non avere una vita sua. E questo rischia di non essere più amore, ma dipendenza (non è questo il caso perché l’amore che lega Holly e Gerry è davvero di quelli con la A maiuscola). Mi rendo anche conto però che una protagonista di questo tipo è perfetta per l’intreccio del romanzo. Gerry è infatti consapevole della mancanza di interessi della moglie, e proprio in funzione di questo le scrive quelle bellissime 10 lettere attraverso le quali la accompagna gradualmente verso la sua nuova vita. Una vita senza di lui. Un percorso quindi molto doloroso, e in cui non sempre Holly si impegna quanto dovrebbe.
Io invece ho una concezione di rapporto di coppia diametralmente opposta. Per me è fondamentale l’importanza del singolo individuo e la sua autodeterminazione, anche per salvaguardare la coppia stessa, ragion per cui l’impatto con la protagonista è stato un po’ altalenante.
Ho apprezzato invece molto il lavoro che l’autrice fa sull’elaborazione del lutto. Tutte le parti che si concentrano sul dolore che Holly prova, i maldestri tentativi per cercare di nasconderlo, le incomprensioni con gli amici anch’essi colpiti terribilmente dalla perdita di Gerry, gli scoppi incontrollati di pianto e così via, sono molto veri. È così che ci si sente quando si perde qualcuno: incompresi, soli in mezzo a milioni di persone, talmente tristi da provare un dolore quasi fisico. Queste sono secondo me le parti migliori del romanzo, quelle che mi hanno coinvolto maggiormente.
Fin quasi alla fine, però, ero pronta a bocciare clamorosamente il libro. A un certo punto, infatti, la storia prende una piega che sembra portare ad un finale ampiamente prevedibile (e che mi avrebbe fatto andare su tutte le furie). Invece, quando meno te lo aspetti, il corso degli eventi prende un’altra direzione e io mi sono ritrovata letteralmente in lacrime alla penultima pagina, forse la meno commovente di tutto il romanzo. Un pianto liberatorio quasi, perché alla fine Holly è davvero la persona che merita di essere (era anche ora).
Un romanzo che alla fine mi sento comunque di consigliare, nonostante le mi aspre critiche, perché c’è comunque quell’amore che va oltre i confini della vita in cui, io acida zitella rampante, credo ancora.
Voto: 6,5

Trovare qualcuno da amare ed esserne ricambiati è una cosa meravigliosa. Ma trovare l’anima gemella è veramente il paradiso. L’anima gemella è una persona che ti capisce come nessun’altra, che ti ama come nessun’altra, che sarà lì per te sempre, qualsiasi cosa succeda. Dicono che niente dura in eterno, ma io credo fermamente che per alcuni l’amore continui a vivere anche quando non ci sono più. So molto bene cosa voglia dire avere vicino una persona così.

Colonna sonora: I will always love you di Whitney Houston
Consigliato: alle amanti delle storie d’amore senza tempo
Istruzioni per l’uso: munitevi di un’enorme quantità di fazzoletti, le lacrime sono dietro l’angolo

Stay bookish!

librigif

Molto forte, incredibilmente vicino

Come dicevo nel precedente post, ho intenzione di ripubblicare, qui su Il Brucalibro, gli articoli e le recensioni fatte per Bookshelf ai quali sono più legata.

E visto che oggi è l’11 settembre vorrei iniziare con la mia recensione di Molto forte, incredibilmente vicino di Jonathan Safran Foer.

Buona lettura!

(postato originariamente su Bookshelf Nicky il 13 giugno 2012)

FOER_MOLTO_FORTETitolo: Molto forte, incredibilmente vicino
Autore: Jonathan Safran Foer
Titolo originale: Extremely loud & incredibly close
Traduzione: Massimo Bocchiola
Editore: Guanda
Collana: Le fenici tascabili
Pagine: 351
Prezzo: 10,00 €
Formato: brossura
Anno 1ª edizione originale: 2005
Anno 1ª edizione italiana: 2005
Genere: narrativa, narrativa americana
Codice ISBN: 978-88-8246-941-2

Trama: Oskar, un newyorkese di nove anni a suo modo geniale, ama inventare singolari dispositivi. Inventa camicie di becchime per farsi trasportare in volo dagli uccelli in caso di emergenza, inventa un sistema di tubi collegato ai cuscini di tutti i letti di New York per raccogliere le lacrime di chi piange prima di dormire, riversarle nel laghetto del Central Park e mostrare ogni giorno il livello di sofferenza della sua città. A Oskar capita di piangere sul cuscino, da quando suo padre, complice di tanti giochi e invenzioni, è morto nell’attacco alle Torri Gemelle.Un giorno, non troppo per caso, in un vaso azzurro trovato nell’armadio del padre scopre una busta che contiene una chiave. Sul retro della busta c’è una scritta: «Black». Che serratura apre quella chiave? E se Black è un nome, chi è Black? Per scoprirlo Oskar intende bussare alla porta di tutti i Mr e Mrs Black della città: forse uno di loro sa qualcosa, conosce un segreto che può farlo sentire più vicino al padre. E se il suo viaggio per i distretti di New York non gli riporterà chi se n’è andato per sempre, forse gli recherà altri doni…
(dalla quarta di copertina)

Giudizio personale: Penso di poter dire, con quasi assoluta certezza, che questa sia una delle recensioni più difficili che mi sia mai ritrovata a fare, da più di una settimana ci rimugino sopra, cercando di fare mente locale e capire bene cosa questo romanzo mi ha lasciato. Perché questa è stata, in tutto e per tutto, una lettura difficilissima che, per dirla alla Oskar, mi ha lasciato le scarpe pesanti, enormemente pesanti, e il cuore in lacrime. Questo libro ti entra dentro, con una forza inaudita, che non ti aspetti e ti trascina per le strade di una New York ferita, ma con tanta voglia di risollevarsi. Il protagonista di questo romanzo è Oskar, un bambino di nove anni a cui la vita ha strappato via il padre troppo presto, vittima dell’attentato al World Trade Center. Perdere un genitore è un dramma, a qualsiasi età, un dolore immenso e senza fine; perdere il papà a nove anni deve essere qualcosa di indescrivibile. Oskar aveva con suo padre un rapporto straordinario, unico, fatto di magia e complicità, quel tipo di rapporto che ti avvolge completamente, ma che ti lascia svuotato di tutto quando questo si interrompe in maniera così brusca. Il dolore che resta è così lancinante da rendere tutto impossibile, inutile. Difficile spiegare a un ragazzino di quell’età che la vita è così. Difficile fa convivere due modi diversi di vivere una perdita così grande, quella di un padre, quella di un marito. Oskar cerca di riempire le sue giornate, di occupare la mente per non pensare all’impensabile. Finché un giorno trova una chiave, una semplice e anonima chiave all’interno di una busta sul cui retro è stata scritta la parola “Black”. Quella chiave è l’inizio di una caccia al tesoro infinita, sulle orme di un fantomatico Mr. Black (o Miss Black) che Oskar vuole trovare ad ogni costo, dovesse setacciare tutta New York, perché lui ha bisogno di risposte, ne ha bisogno per espiare un senso di colpa che lo sta divorando.
Questa è, a brevissime parole, la storia di Molto forte, incredibilmente vicino, ma nello stesso tempo è solo una parte infinitesimale di un quadro d’insieme molto più ampio. In questo libro c’è innanzi tutto la storia di una città ferita, spaventata e addolorata che con forza e tenacia si sta rialzando, dopo quello che è stato il capitolo più buio della sua storia. La ricerca di Oskar è questo, una sequenza di uomini e donne, di storie personali uniche che intrecciate formano un mosaico di vite eccezionali, le fondamenta della città di New York.
Poi c’è un profondo messaggio di pace, di unità e fratellanza, una condanna della guerra in tutte le sue forme. Si parte dal bombardamento di Dresda e si arriva all’11 settembre, passando per l’atomica su Hiroshima. La violenza genera violenza, la guerra è solo dolore e devastazione: un messaggio tanto semplice che ti viene da chiederti come sia possibile, ad oggi, vivere in un modo dominato da guerre e odio.
Infine c’è Oskar. Mi è capitato di leggere recensioni, in alcuni casi illustri, che etichettavano questo libro, ma sopratutto l’autore, come furbo e “scorretto” per aver scelto come protagonista una bambino, affibbiandogli comportamenti poco credibili, in cerca della lacrima facile. A pensarci bene, a freddo, forse è in parte vero tutto questo. È vero che Oskar adotta in alcuni casi atteggiamenti non propriamente tipici per la sua età, ma è altrettanto vero che lui è un bambino sveglio, attento e interessato al mondo (ne esistono tanti di bambini così) e che ha vissuto un dramma enorme, che per forza di cose ti fa crescere più in fretta, molto più in fretta dei tuoi coetanei. Eppure lui rimane bambino, impossibile non vederlo, con il suo strano modo di esprimere, o meglio nascondere il dolore. Ed è qui che ti si stringe il cuore, quando emerge tutta la fragilità di questo bambino speciale. Mi ha strappato il cuore la scena della recita di Amleto, quanto avrei voluto abbracciarlo e stringerlo forte in quel momento. E il finale, quel dialogo liberatorio e salvifico con un perfetto estraneo ti priva delle ultime, residue barriere, lasciandoti allo stesso tempo ferita ma allo stesso tempo alleggerita di un peso estenuante. Il quel momento, su quelle pagine, non mi sono solo commossa, ho pianto come non mi capitava da molto tempo per un libro. Ho pianto come una bambina. Senza controllo.
Questo libro va letto, se lo merita fino all’ultima parola dell’ultima pagina. Vi riappacificherà col mondo.
Voto: 9

Citazione:Che rimpianto, pensare che serve una vita per imparare a vivere una vita, Oskar. Perchè se potessi rivivere la mia vita mi comporterei diversamente. Cambierei la mia vita.

Colonna sonora: I still haven’t found what I’m looking for deli U2
Consigliato: assolutamente sì, davvero a tutti
Istruzioni per l’uso: preparate i fazzoletti, vi serviranno

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